Sindrome da rientro: riconoscerla per preservare il rendimento in ufficio

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Sindrome da rientro: riconoscerla per preservare il rendimento in ufficio

Per molti il rientro a lavoro dopo le vacanze costituisce un evento davvero traumatico. La ripresa di abitudini ed attività ordinarie è spesso fonte di stress, ansia, irritabilità, confusione e, talvolta, anche di depressione. Secondo alcune stime, circa 3 lavoratori su 10 sarebbero vittima della sindrome da rientro, un vero e proprio disturbo dell’adattamento. Imparare a riconoscerla e a combatterla è la chiave per evitare ripercussioni negative su produttività e performance in ufficio.

Sindrome da rientro: cos’è, sintomi e cause

Conosciuta anche come “post vacation blues“, la sindrome da rientro costituisce un disturbo dell’adattamento che si manifesta nella fase di transizione tra un periodo di allentamento delle tensioni (le vacanze per l’appunto) ed uno di ripresa delle normali attività quotidiane (il rientro). Il cambiamento repentino e radicale a cui è sottoposto l’organismo dopo un periodo per lo più dedicato alla pausa e al relax, genera un aumento significativo dei livelli di stress. Ma lo stress è solo uno dei molteplici sintomi causati da un rientro non proprio gradito.

Il nostro cervello percepisce il cambiamento nonché il ritorno alle normali occupazioni come una sorta di situazione di pericolo. Il pensiero di dover definire gli obiettivi da raggiungere, le nuove scadenze e preoccupazioni che ne conseguono – in aggiunta ad altre questioni sia lavorative che personali da gestire – pone in allerta il sistema nervoso centrale. Capita così che il corpo risponda manifestando alcuni sintomi non solo mentali ma anche fisici. Tra quelli più diffusi troviamo: sensazione di stanchezza profonda; irritabilità; insonnia; mal di testa; difficoltà di concentrazione; stress; depressione e/o malinconia; variazione del peso ma anche dolori muscolari; cefalea; sudorazione eccessiva; disturbi gastrointestinali e tachicardia.

Secondo alcune stime, chi svolge un lavoro di tipo intellettuale ha una probabilità più alta di sviluppare la sindrome rispetto a chi ha un’occupazione di tipo manuale. Sarebbero poi le persone con età compresa tra i 25 ed i 40 anni ad essere le più colpite dal disturbo.

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Come contenere gli effetti dello stress da rientro

Che si tratti di una vera e propria sindrome da rientro o di una semplice sensazione di malessere, ci sono alcuni accorgimenti che potrebbero essere utili per contenere gli effetti negativi post vacanze.

  1. PUNTARE SU UN RIENTRO GRADUALE, SIA A CASA CHE A LAVORO

    Una delle prime raccomandazioni orientate alla riduzione dello stress dei dipendenti è quella di prepararsi ad affrontare un rientro graduale e non improvviso. Per avere una mente riposata e libera dallo stress sarebbe opportuno inserire un giorno o due tra il rientro dalle vacanze e quello lavorativo per riabituarsi lentamente ai ritmi frenetici della città. La regola della gradualità è da adottare (soprattutto) davanti alle scrivanie. Dunque è importante non spingere i dipendenti a gettarsi a capofitto nel lavoro ma servirsi di una lista delle incombenze più urgenti, rimandando ad un secondo momento quelle meno importanti.

  2. LASCIARE PIÙ TEMPO LIBERO

    Un altro consiglio per preservare la motivazione e creare un ambiente di lavoro stimolante è quello di lasciare diversi momenti di riposo ai propri collaboratori. Un modo per farlo è quello di introdurre delle aree relax che permettano di prendersi una pausa dal lavoro all’occorrenza e mantenere alto il morale.

  3. PROMUOVERE UNO STILE DI VITA SANO

    Corpo e mente viaggiano nella stessa direzione ed è per questo che è importantissimo trovare un buon equilibrio tra alimentazione e sport. Partendo dall’alimentazione, seguire una dieta sana e bilanciata consente all’organismo di funzionare correttamente; tenere sotto controllo il peso (riducendo il rischio di patologie alimentari e non); migliorare la concentrazione; ridurre l’incidenza di malattie metaboliche e non (come il diabete); rafforzare il sistema immunitario.

    Quanto all’attività fisica – se praticata con costanza – questa permette di: abbassare i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress); aumentare i livelli di serotonina e delle endorfine (ormoni della felicità e del buonumore); migliorare l’autostima; ridurre le malattie e fortificare il sistema immunitario (riducendo così i tassi di assenteismo, presenteismo e turnover); favorire il buonumore (a vantaggio della motivazione, del rendimento e della creatività).

    Chi non ha dedicato molto tempo all’attività fisica in vacanza, dovrebbe quindi cominciare a fare un po’ di movimento per contrastare lo stress della sindrome da rientro. Anche qui è opportuno procedere per gradi ed iniziare pian piano. Le attività per eccellenza – che sciolgono tensione e ricaricano il morale – sono quelle di meditazione e di rilassamento come lo yoga, il pilates o le attività dedicate al risveglio muscolare. In alternativa, si può fare del sano movimento partendo da semplici passeggiate. Al contrario, se in vacanza ci si è dedicati allo sport regolarmente, è opportuno non perdere questa buona abitudine e continuare con il movimento ogni volta che si può.

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