Welfare aziendale: le agevolazioni fiscali

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Welfare e Benefit Aziendali

Welfare aziendale: le agevolazioni fiscali

di Chiara Buongiorno  - 

26/08/2022

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Uno dei vantaggi del welfare aziendale di cui si parla di più è sicuramente quello legato alle agevolazioni fiscali. Negli ultimi anni sono state introdotte a riguardo norme e leggi con lo scopo di incentivare tali iniziative. 

Infatti accanto ai vantaggi economici e fiscali del welfare non è da sottovalutare l’importanza del benessere professionale e sociale dei lavoratori. Sempre più aziende hanno la possibilità di scegliere misure di welfare aziendale, stipulare piani o semplicemente offrire ai dipendenti premi in forma di welfare voucher. 

Come spesso accade, le norme in merito non sono sempre di facile accesso, ecco perchè  abbiamo riassunto in questo articolo tutte le modalità di welfare aziendale e le informazioni relative alla tassazione welfare aziendale a cui sia le aziende che i lavoratori possono accedere.

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Welfare aziendale: le detrazioni fiscali

Quando si parla di detrazioni fiscali si fa sempre riferimento al TUIR, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Negli articoli 50 e 51 si possono trovare le indicazioni relative alle detrazioni fiscali del welfare aziendale. 

I lavoratori hanno la possibilità di beneficiare delle detrazioni nell’ambito della compilazione del 730 al momento della dichiarazione dei redditi. Il rimborso concesso è relativo alla quota della somma spesa, fino a esaurimento del credito welfare. 

La detrazione che si può richiedere si riferisce all’eccedenza che non è rimborsata nel 730. Nel modello non si può inserire, però, l’ammontare delle spese già rimborsate nel welfare aziendale o effettuate con il credito dei buoni welfare.

welfare aziendale detrazioni fiscali<br>

Infatti esse non sono cumulabili con le agevolazioni fiscali, poiché a monte vengono applicate altre agevolazioni. La detrazione fiscale in questo caso è pari al 19% della somma per la quale è richiesta. Si può trarre beneficio anche nell’anno successivo, attraverso un’ulteriore richiesta da declinare come una qualsiasi detrazione nel 730. 

È bene tenere presente che questa esenzione fiscale welfare aziendale non è applicabile per tutte le tipologie di welfare. Infatti la mensa scolastica, il campus o i libri di testo non possono essere presentati per ottenere la detrazione fiscale. 

Per conoscere la lista completa dei servizi detraibili si può consultare l’articolo 51 del TUIR “Rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione” dai punti 701 a 706.

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La deducibilità del welfare aziendale nel 2022

Abbiamo scoperto i vantaggi per il lavoratore,sotto il punto di vista della detraibilità. 

Vediamo ora le agevolazioni che l’azienda può ottenere. Grazie alle normative vengono toccati sia IRES e IRAP che le spese legate al versamento dei contributi. Il piano di welfare aziendale è deducibile nel senso che tutto quello che viene speso a tale scopo non va a sommarsi nel reddito aziendale e permette di ridurre l’imponibile. 

Questa deducibilità welfare aziendale 2022 fa eccezione rispetto al limite del 5 per mille del totale del costo del lavoro.

L’IRES è l’imposta sul reddito della società e ha un’aliquota fissa del 24%. L’IRAP invece è l’imposta regionale sulle attività produttive: si applica con il 3,9% sul fatturato e non sull’utile di esercizio. 

Le tasse relative a tali imposte ammontano quindi al 27,9%. 

Un’azienda con un piano welfare può dedurre questa spesa dall’imponibile, ottenendo quindi un notevole risparmio al momento del pagamento delle imposte, poiché il 27,9% va applicato su una cifra minore.

deducibilità welfare aziendale 2022<br>

Per quanto riguarda il risparmio sul costo del personale, il welfare aziendale segue più o meno la linea guida delle agevolazioni dei premi in busta paga. 

Infatti beni e servizi welfare o premi di produzione, che in essi vengono convertiti, godono di totale deducibilità ed esenzione contributiva: così le aziende non hanno l’obbligo di pagare INPS, INAIL e TFR. 

Il cuneo fiscale viene completamente annullato grazie alla corrispondenza del valore lordo e netto del bene o servizio appartenente al welfare aziendale. 

Per usufruire di questo valore è fondamentale possedere un conto welfare 2022, che permette l’accesso ai fondi e la gestione di spese e rimborsi.

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La tassazione dei fringe benefit e i flexible benefit

Spesso non è semplice distinguere la differenza che c’è tra i fringe benefit ed i flexible benefit. La definizione di fringe benefit nasce dalla loro caratteristica principale: sono regolati all’interno del contratto tra l’azienda e il lavoratore in maniera definita. Di solito si tratta di buoni pasto, un telefono o un’auto aziendale. 

Al contrario i flexible benefits sono assegnati, di volta in volta, in base a una scelta aziendale, in quanto strumenti per migliorare la vita privata dei lavoratori. In molti casi il lavoratore ha la possibilità di scegliere beni e servizi che risultano più utili per le proprie necessità. Tra questi possono essere disponibili asili aziendali, assicurazioni sanitarie integrative oppure borse di studio.

La gestione delle diverse tipologie di benefit dal punto di vista dell’esenzione fiscale welfare aziendale segue normative distinte. Tutti i fringe benefit concorrono a creare il reddito del lavoratore, essendo effettivamente valori aggiunti all'interno della sua vita. 

Ricordiamo che per le retribuzioni in natura, che non superano i 258,23 euro l’anno, è prevista una completa esenzione fiscale che permette di non pagare alcuna tassa.

I flexible benefit, invece, non concorrono a creare il reddito del lavoratore, quindi sono esenti da tassazione. Le eccezioni da ricordare sono relative alla previdenza complementare, che non deve superare il limite di 5.164,57 euro, e le somme versate presso le casse sanitarie, che hanno limite di esenzione di 3.615,20 euro.

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Il conto welfare nel 2022

Per la gestione ottimale dei crediti versati dalle aziende, sotto forma di benefit di welfare aziendale, è necessario utilizzare un conto welfare specifico. 

Si tratta di uno strumento che permette ai lavoratori di ottenere il massimo del vantaggio, soprattutto nel momento in cui si spende la somma o parte della somma del benefit. 

conto welfare 2022<br>

Un conto welfare 2022 può essere aperto dalle aziende anche in collaborazione con i sindacati, a cui i dipendenti e i lavoratori hanno permesso di accedere. Negli ultimi anni si è registrata la tendenza a preferire la versione virtuale del conto, che offre più agilità sia per le aziende che per i lavoratori.

Il conto welfare è necessario per qualsiasi operazione relativa all’utilizzo dei fondi. Facciamo un esempio: nel caso in cui un lavoratore avesse necessità di un rimborso, potrebbe riceverlo proprio dal conto welfare, dopo aver presentato giustificativi e ricevute necessarie. Inoltre il conto può essere usato per generare buoni e voucher che permettono di acquistare i beni e servizi, utilizzando direttamente il credito del welfare. 

Ricordiamo anche la possibilità di effettuare versamenti, ad esempio verso un fondo previdenziale a cui il lavoratore è iscritto.

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Il welfare aziendale: a chi conviene?

Il welfare aziendale è conveniente sia al datore di lavoro, sia al lavoratore, per via delle agevolazioni fiscali. Le ultime normative hanno dato la possibilità di ottenere grandi vantaggi fiscali in modo tale da incentivare la diffusione del welfare aziendale. 

Le agevolazioni permettono l’abbattimento del cuneo fiscale, il quale aumenta il potere d’acquisto del lavoratore e permette all’azienda di avere un dipendente più soddisfatto e produttivo. Infatti quando i lavoratori sono premiati e i loro sforzi e i loro diritti sono riconosciuti, possono aumentare l’efficienza del lavoro e la fidelizzazione all’azienda.

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Come viene tassato il welfare?

I fringe benefit non vanno a concorrere al reddito annuale del lavoratore sotto la soglia di 258,23 euro, mentre i flexible benefit non sono mai calcolati nell'imponibile. Le uniche soglie da seguire riguardano la previdenza complementare (massimo 5.164,57 euro) e le casse sanitarie (massimo 3.615,20 euro). 

tassazione welfare aziendale<br>

Per le aziende tutto ciò che viene speso in piani welfare è detraibile, permette quindi di considerare un reddito più basso su cui applicare le aliquote di IRAP e IRES. 

Inoltre non bisogna dimenticare che esistono le esenzioni contributive, le quali permettono di  far corrispondere la somma versata dall’azienda e dedicata al welfare con la somma netta ricevuta dal lavoratore. 

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Chi paga i buoni welfare?

I buoni welfare sono pagati dalle aziende, per essere offerti ai lavoratori. I i flexible benefit permettono di avere un credito spendibile per beni e servizi convenzionati. 

La principale funzione dei buoni welfare è quella di offrire un miglioramento della vita del lavoratore sia dal punto di vista personale, sia professionale. 

In molti casi i buoni welfare sono la tipologia migliore per le PMI che desiderano implementare un piano welfare aziendale, grazie alle loro caratteristiche di semplicità e flessibilità. 

Il voucher welfare può rimborsare una spesa già effettuata e giustificata dal lavoratore, oppure può essere erogato nel momento dell’acquisto per l’esatta cifra di cui il lavoratore necessita. 

autore

Chiara Buongiorno